Grotta Paglicci: il tesoro nascosto del Gargano che riscrive la Preistoria.

SepolturaGrottaPaglicci

​Nel cuore del Gargano, a Rignano Garganico, si cela un luogo magico che custodisce i segreti dei nostri antenati: Grotta Paglicci. Non è solo una cavità naturale, ma un vero e proprio archivio biologico e culturale che copre migliaia di anni di storia umana, dal Paleolitico Inferiore fino all’Epigravettiano.

​Un viaggio nel tempo: dalla scoperta agli scavi scientifici.

​Sebbene la grotta fosse nota fin dagli anni ’50, i primi scavi sistematici iniziarono solo negli anni ’60 grazie a figure come F. Zorzi e successivamente A. Palma di Cesnola. Ciò che è emerso è una stratigrafia incredibile:

  • ​Livelli Aurignaziani: caratterizzati da lame e microlame.
  • ​Livelli Gravettiani: ricchi di punte e strumenti litici raffinati.
  • ​Epigravettiano: la fase finale che ha restituito reperti di rara bellezza.

​L’unica Cappella Sistina del Paleolitico Italiano.

​Il primato più affascinante di Grotta Paglicci è senza dubbio l’arte parietale. È l’unico sito in Italia a ospitare pitture rupestri paleolitiche così complesse:

  • ​Le mani: situate nella zona più profonda, sono rappresentate “in positivo” (impresse direttamente sulla roccia) in colore rosso. Sebbene il numero esatto sia stato oggetto di dibattito, le analisi recenti ne individuano quattro, raggruppate a coppie.
  • ​I cavalli: tre splendide figure di cavalli dipinti in rosso. Le pance prominenti hanno portato gli esperti a interpretarli come rappresentazioni di cavalle gravide, un simbolo legato alla fertilità e alla vita.
  • ​La “farina” più antica: nel livello Gravettiano è stato rinvenuto un mortaio con tracce di amido di avena e quercia. Questo dimostra che già 32.000 anni fa i cacciatori-raccoglitori lavoravano i vegetali per scopi alimentari.
  • ​I segreti del DNA: i resti umani rinvenuti (tra cui due sepolture gravettiane complete) sono stati fondamentali per gli studi genetici internazionali, aiutando a ricostruire la storia delle popolazioni europee durante l’Età del Ghiaccio.

Un patrimonio da proteggere.

​Oltre alle pitture, il sito ha restituito oltre cento resti umani isolati e un ricchissimo corredo di ossa e ciottoli decorati. Grazie alle tecnologie moderne, come i modelli 3D e i laser scanner, oggi è possibile studiare e preservare questo patrimonio senza danneggiarlo.