Grotta Paglicci: il santuario del Paleolitico nel cuore del Gargano.
Se esiste un luogo in Italia capace di competere con le grandi grotte dipinte francesi o spagnole, quel luogo è Grotta Paglicci. Situata nel comune di Rignano Garganico, questa grotta ha custodito per millenni segreti che hanno rivoluzionato la nostra comprensione dell’uomo Sapiens in Europa.
La scoperta: tra leggende di briganti e realtà archeologica.
Prima che gli archeologi vi mettessero piede, la grotta era nota ai locali per una leggenda: si diceva che il brigante Gabriele Galardi, detto “Jalarde”, vi avesse nascosto il suo tesoro. Questa credenza portò a scavi clandestini e persino all’uso di esplosivi, che rischiarono di distruggere per sempre un patrimonio inestimabile.
Solo grazie alla tenacia dei proprietari, la famiglia Bramante, e all’intuizione di studiosi come Raffaello Battaglia e Francesco Zorzi, il sito fu salvato e consegnato alla ricerca scientifica negli anni ’60.
Un archivio profondo 12 metri.
Entrare a Grotta Paglicci significa scendere letteralmente nei secoli. Sotto la guida del Prof. Arturo Palma di Cesnola, che ha scavato qui per trent’anni (1971-2001), è emersa una sequenza stratigrafica di 12 metri. Ogni centimetro di terra, setacciato con pazienza infinita, ha restituito frammenti di vita: dai focolari dove i cacciatori scaldavano le loro prede, alle selci perfettamente scheggiate, fino ai resti di pasto che ci dicono cosa mangiavano i nostri antenati.
I “tesori” veri: le sepolture e l’arte.
Il vero tesoro di Paglicci non era l’oro del brigante Jalarde, ma qualcosa di molto più prezioso per la storia dell’umanità:
- Le Sepolture Gravettiane: nel 1971 fu scoperto il cranio di un’adolescente (PAII) vissuta 30.000 anni fa. Quasi vent’anni dopo, scavando più a fondo, è emersa una seconda sepoltura (PAIII), una giovane donna. Entrambe erano adornate con corredi ricchissimi, gioielli di conchiglie e denti forati, e ricoperte di ocra rossa.
- Le Pitture Parietali: uniche in Italia, le pareti della sala più interna conservano pitture di mani e cavalli, testimonianza di una spiritualità e di una sensibilità artistica straordinaria già in epoca Gravettiana.
- L’Arte Mobiliare: incisioni su osso e pietra raffiguranti uri, cervi e stambecchi mostrano una maestria tecnica che lascia senza fiato.
Scoperte che cambiano la storia
Le ricerche più recenti, coordinate dalla Prof.ssa Annamaria Ronchitelli, hanno aggiunto tasselli fondamentali:
- Il cane più antico d’Italia: tra i resti faunistici sono stati individuati i segni del più antico processo di domesticazione del cane nel nostro Paese (tra 14.000 e 20.000 anni fa).
- Farina preistorica: il ritrovamento di un pestello con granuli d’amido risalente a 32.000 anni fa suggerisce che l’uomo del Paleolitico consumasse vegetali e cereali selvatici molto prima di quanto immaginassimo.
L’eredità di Paglicci.
Oggi Grotta Paglicci è un punto di riferimento per la genetica delle popolazioni: lo studio del DNA dei resti umani qui ritrovati sta aiutando gli scienziati a tracciare le rotte migratorie dei primi Sapiens che colonizzarono l’Europa.
Nonostante la fatica di decenni di scavi (“la terra è bassa e pesante”, come ricordano i ricercatori), il viaggio a Grotta Paglicci continua a stupirci, ricordandoci che le nostre radici sono molto più profonde e affascinanti di quanto potessimo mai sognare.
