Viaggio nelle viscere del tempo: l’esplorazione di Grotta Paglicci.
Varcare la soglia di Grotta Paglicci non è solo un atto fisico, ma un salto all’indietro nella storia dell’umanità. Già all’ingresso, le pareti ci parlano: profonde tacche e linee incise 18.000 anni fa ci accolgono con messaggi simbolici che ancora oggi cerchiamo di decifrare.

L’Atrio: 12 metri di storia ininterrotta.
Appena entrati ci troviamo nell’Atrio. È qui che si sono concentrati decenni di scavi sistematici. Immaginate una colonna di terra profonda 12 metri: ogni strato è un’epoca, ogni livello un cambiamento climatico o culturale. Paglicci è un sito unico in Europa proprio per questo: ha registrato 30.000 anni di vita preistorica senza quasi mai interrompersi.
1. Il Paleolitico Medio: l’era di Neanderthal (250.000 – 150.000 anni fa).
Scendendo negli strati più profondi (30-26), incontriamo i nostri “cugini”: i Neanderthal.
- Il paesaggio: all’epoca il Gargano era una steppa arida e continentale.
- Gli strumenti: qui troviamo i celebri bifacciali (o amigdale), pietre a forma di mandorla scheggiate su entrambi i lati, e strumenti con “ritocco Quina”, segni di una tecnologia che serviva a riaffilare continuamente le lame usurate.
2. Il Paleolitico Superiore: il ritorno del Sapiens (40.000 – 13.000 anni fa).
Dopo un lungo periodo di abbandono, circa 40.000 anni fa, l’Homo Sapiens fa della grotta il suo santuario.
- L’Aurignaziano: compaiono le prime lamelle di selce e punteruoli in osso.
- Il Gravettiano (30.000 – 25.000 anni fa): è l’epoca d’oro di Paglicci. Il clima è freddissimo (si trovano persino resti di marmotte!). Qui il Sapiens cacciava stambecchi con archi e frecce e, incredibilmente, macinava già avena selvatica per farne farina, ben 32.000 anni fa. È in questo periodo che vengono deposte le due celebri sepolture (l’adolescente e la giovane donna) avvolte nell’ocra rossa.

Una curiosità millenaria: proprio qui sono stati trovati i resti di uno dei primi cani domestici d’Europa. Da almeno 20.000 anni, questo animale è il fedele compagno dell’uomo.
L’Arte: un “Lascaux” italiano.
Proseguendo nell’oscurità, la grotta diventa una galleria d’arte.
- Il cavallo in corsa: una lastra dipinta 19.000 anni fa mostra il corpo di un cavallo con uno stile incredibilmente simile a quello della celebre grotta francese di Lascaux.
- Scene di caccia: incisioni dinamiche su osso mostrano cervi e cavalli inseguiti da frecce, e persino piccoli “quadretti” naturalistici come un serpente che insidia un nido.

Il cuore del mistero: la Sala delle Pitture e impronte di mano.
Per raggiungere il fondo della grotta bisogna strisciare e percorrere cunicoli stretti. Ma la ricompensa è mozzafiato: la Sala delle Pitture. In un ambiente quasi inaccessibile, appaiono mani impresse sulla roccia e due cavalli (uno dei quali dipinto verticalmente). È l’unico esempio accertato di pitture parietali paleolitiche in Italia. È un incontro commovente con il mondo spirituale dei nostri antenati. E vicino ai cavalli compaiono delle impronte di mano in positivo e in negativo lasciate dagli uomini di Paglicci.


Come visitare Paglicci oggi?
Per proteggere questo ecosistema delicatissimo (l’umidità e il respiro umano danneggerebbero le pitture), la grotta non è visitabile fisicamente. Tuttavia, il viaggio continua a Rignano Garganico, presso il Museo del Paleolitico.
Il Museo, quando sarà aperto, offrirà un’esperienza immersiva:
- Ricostruzioni 3D: potrai camminare virtualmente tra le pareti della grotta.
- Reperti originali: saranno esposti i veri oggetti d’arte, le selci e i corredi funebri.
- Nessun pannello noioso: l’evoluzione dell’uomo sarà raccontata attraverso video-proiezioni, tablet e suoni, per farti sentire, almeno per un’ora, un cacciatore del Paleolitico.
Si spera solo nell’apertura celere della struttura, ormai chiusa quasi ininterrottamente da 10 anni per lavori che non finiscono mai.
